Il
bagno in mare di oggi mi ha lasciato una sensazione strana. Un retrogusto
spiacevole. Amaro. L’acqua sembrava più scura. Quasi intrisa di tristezza. Di
angoscia. Le mie mani illividite dalla paura. Il cuore inondato dall’orrore per
i mostri che siamo diventati. Quasi inavvertitamente, ma progressivamente. In
un crescendo di apatia e di cinismo. Carnefici dei nostri simili. Giustizieri
dei più sfortunati. Oppressori dei disgraziati della terra. Apostoli manichei combattuti tra respingimenti e accoglimenti.
Fermi nei nostri principi. Incrollabili nei nostri convincimenti. Eppure ci
deve essere una terza via tra i due corni del dilemma. Ce la chiede lo sguardo
di Josephine miracolosamente sopravvissuta alla malvagità dei suoi aguzzini.
Che parla direttamente ai nostri cuori. Senza profferire parole eppure tanto
efficace e profondo. Ce lo chiedono i suoi occhi che hanno visto l’inferno
della morte e vogliono riassaporare la dolcezza della vita. Quelle gemme chiare
sulle quali si sono specchiate tante anime ciniche, avide, indifferenti,
sprezzanti. Specchio di stati che dopo aver colonizzato, derubato, depredato,
saccheggiato e devastato un continente, non riescono a portare in salvo qualche
centinaio di vite umane. Che hanno lasciato colpevolmente annegare negli ultimi
quindici anni 34.500 disgraziati. 34.500 corpi che si sono lentamente
inabissati senza conforti, senza preghiere, senza onoranze. Identità anonime prive
dei più elementari gesti o delle più semplici testimonianze di umanità. Che
pesano come macigni nelle coscienze dell’umanità. Vorrei riassaporare la
dolcezza dell’acqua che genera la vita e non la toglie. Trarre da quello
sguardo vitreo, fisso nel vuoto delle nostre coscienze lo stimolo ad essere
migliore. Consapevole che l’amore ha un grande impatto e può, talvolta,
concretizzarsi anche attraverso un rafforzato sentimento di fraternità e un
rinnovato sguardo di carità.
domenica 29 luglio 2018
lunedì 16 aprile 2018
Tessiture di donne di Antonietta Langiu
“Di fronte ad un libro
non dobbiamo chiederci che cosa dica, ma che cosa vuole dire… questo perché ciascuno
di essi suggerisce una risposta alla domanda sul senso della nostra esistenza”.
L’ultima fatica letteraria di Antonietta Langiu, "Tessiture di donne", si inserisce mirabilmente in
questa considerazione di Umberto Eco, perché consente ai lettori di ritrovarvi,
con il piacere della lettura, la risposta ad un significativa domanda sul nostro percorso esistenziale.
Il romanzo è incentrato
su un’originale struttura narrativa nella quale si intrecciano intersecandosi le
voci narranti delle due protagoniste, Lisa ed Antonietta. La prosa incisiva si
dirama in linguaggi immediati ed essenziali. Il possesso di un ben strutturato
bagaglio linguistico consente alla scrittrice di presentare le vicende delle
varie protagoniste intercalandole con una sorta di cantuccio prosaico, di
manzoniana memoria, nel quale condensare i propri punti di vista. La scrittura
evidenzia finezza e ricchezza espressive che hanno il pregio di suscitare il
gusto, l’interesse e la partecipazione del lettore. Lisa ricostruisce attraverso la memoria la parabola della sua esistenza caratterizzata da un intreccio
fittissimo di gioie e di dolori, di sofferenze e di soddisfazioni, di
oppressioni e di redenzioni. Saprà ritrovarsi e trovare le risposte alle
proprie inquietudini, solo attraverso il ritorno alla propria terra, alle
proprie radici esistenziali. “La terra con i suoi colori, i suoi profumi, i
suoi paesaggi incantati che diventano parte”… di lei. E il suo animo ne uscirà
consolato. Le vicende si sviluppano senza inseguire una rigorosa successione
degli accadimenti; si evolvono per aggregazioni successive dei fatti raccontati
attraverso anticipazioni e ripresi con aggiunte e nuove rivelazioni. L’impasto
stilistico, nella sua essenzialità, risulta, pertanto, vivo, ricco ed
espressivo.
Libro che incuriosisce, che
rapisce, che stupisce, che irretisce e che talvolta intristisce perché permeato
da un’aguzza inquietudine, da un sottile velo di malinconia che si
smaterializza nel tentativo, riuscito, di comprendere il senso della vita.
Possiamo cogliere l’essenza della nostra esistenza solo attraverso la comprensione
della sofferenza che si realizza attraverso la compassione (patior cum soffro
insieme). Vivere la verità diventa, pertanto, un impegno etico, illuminato
dalla presenza dei bambini che stimolano l’amore, l’indulgenza e il rispetto. A
questo proposito citerei il bel libro di E Morante (1968) “Il mondo salvato dai
ragazzini” che costituisce un inno all’adolescenza e alla sua bellezza, salvatrici del mondo. In entrambi la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà,
la fraternità costituiscono i pilastri sui quali edificare un mondo migliore. Il senso della vita
consiste nell’ascoltare chi ti cammina accanto e nell'aiutarlo se si trova in
difficoltà. Obiettivo non raggiungibile senza l’apporto, il contributo, il
coraggio, l’impegno, la determinazione delle donne. Depositarie di parole, di
valori, di libertà e di insegnamenti che sanno dare il giusto senso alla vita
di tutti. Il morbo della lettura per sua natura dovrebbe essere “infettivo, non
difettivo” secondo lo scrittore Erri De Luca. “Tessiture di donne”, incomparabile
compagno di scoperte, trasmette e diffonde questo piacevole contagio che
rapisce il lettore dalla prima all’ultima pagina. I libri bisogna leggerli e se
possibile rileggerli per assaporare le emozioni che suscitano, le curiosità che
stimolano, le conoscenze che sviluppano. Bisogna accostarsi alla lettura con la
premura, con l’attenzione e con la passione che un orafo dedica alla
realizzazione di un gioiello pregiato. Silenzio, impegno, applicazione
costituiscono il sottofondo naturale. Dobbiamo annusare i libri per avvertire
l’intrinseco incanto che solletica i nostri cuori. Solo in questo caso
diventiamo un tutt’uno e, attraverso questo profondo ed intimo rapporto di
sintonia e di simbiosi, entriamo a far parte del mondo che rappresentano. Ray
Bradbury, nel suo romanzo Fahrenhait 451 del 1951 avvalora l’importanza del
romanzo. Un vecchio professore spiega al protagonista Guy Montag che i libri
sono essenziali, non perché ispirati alla realtà, ma perché rappresentano la
vita e in questo modo ci offrono la possibilità di agire sulla base delle
conoscenze apprese. Paradossalmente i libri devono essere vietati per non
sprofondare in un mondo di dubbi o di consapevolezze, di incertezze e di
sicurezze. Il professore ipotizza un mondo salvato dagli uomini-libro: ciascuno
di essi, dovendo salvare il mondo, dovrà farsi carico di salvare un libro. In
questo caso metaforicamente mi farei carico di salvare “Tessiture di donne” con
questa motivazione: rappresenta un viaggio il cui piacere (in sintonia con Alla
ricerca del tempo perduto di Marcel Proust) non deriva dalla possibilità di
poter scendere alla prima fermata quando si è stanchi o affaticati; consiste,
invece, nell’accrescere il divario di conoscenze maturate tra l’inizio e la
fine del nostro percorso di meditazione, di lettura e di vita.
Questo libro, per i
valori che promuove, per i raggi di luce che irradia, per gli incanti della
nostra terra che evoca, aiuta, attraverso una più articolata conoscenza
dell’animo umano, a capire il senso profondo della nostra esistenza. Che se
riflettiamo bene è l’obiettivo più nobile e più significativo che consegue
dalla mirabile magia che scaturisce dalla tessitura delle parole.
martedì 6 febbraio 2018
Pluricandidature o plurinvestiture?
Non se ne parla.
Costituisce un diritto acquisito ormai metabolizzato. Tutti i partiti, tranne
uno, si sono prontamente adeguati per sfruttarne la potenzialità. Incuranti
della logica perversa che stava alla base della sua approvazione. Peraltro
espletata in maniera quasi plebiscitaria nei due rami del parlamento.
Entusiasmare lo sprovveduto elettore raggirando la sua ingenuità. Ci riferiamo
al trucco delle pluricandidature che il nuovo sistema elettorale ha messo a
disposizione dei partiti. Esiste una motivazione
logica alla base della conservazione di questo privilegio feudale? Non
l’abbiamo trovata. Non so se tra i lettori ci sia qualcuno in grado di
giustificare questo stratagemma che costituisce una specie di gioco delle tre
carte. Scopri/voti Tizio e poi ti accorgi di aver votato Sempronio scoprendo
che Tizio si è accasato da un’altra parte. E questo obiettivo lo si persegue
attraverso un oculato calcolo del livello di fidelizzazione dei secondi
arrivati. Che diventeranno primi in base ad un’accurata analisi del grado di
curvatura schienale raggiunta. Forse i votanti potrebbero sconfessare con il
voto la filosofia che ha avvalorato questi sistemi perfidi; ma è solo utopia
pensare di respingere le logiche perverse e dominanti dei partiti. Avrà ragione
quel mio amico che da anni non esprime il proprio voto perché mantiene una
postura eretta? Non oso raccogliere questa ipotesi anche se la tentazione è
forte. Prepariamoci, pertanto, a discettare, all'indomani del voto, sulla
crescente ed allarmante disaffezione degli elettori, indossando l’abituale
cilicio di contrizione e d’incredulità.
martedì 2 gennaio 2018
In carrozza si parte
In carrozza, si parte. Da
capotreno di lungo corso mi accingo, come tutti voi, ad avviare il frecciavita
numero 2018 in partenza alle ore 24.00 del 31 dicembre 2017. Ci attendono 365
scali apparentemente uguali, in realtà diversi, profondamente difformi uno
dall’altro. Visiteremo stazioni addobbate di fiori, ne troveremo altre deserte
e malinconiche. Entusiasmo e passione si alterneranno con abbattimento e
prostrazione. Cuori gentili ed anime generose ci sorrideranno e faranno dimenticare le amarezze e le sofferenze che
contrassegneranno i nostri arrivi. Tutto servirà ad arricchire il nostro
itinerario: nuove esistenze rallegreranno le nostre soste e inaspettati
distacchi affliggeranno le nostre partenze. Alcuni precetti li abbiamo maturati
nei viaggi precedenti: la serenità che deriva dalla semplicità, la pace che
scaturisce dalla sincerità, l’amicizia che matura nella concordia, l’armonia
che discende dalla giustizia. La gioia che, talvolta, zampilla dal sorriso di
uno sconosciuto. Sappiamo che non saremo soli in questo viaggio. Ci
accompagneranno persone speciali: familiari, parenti, amici e conoscenti che hanno
fatto parte del nostro convoglio condividendo gioie e sofferenze, delusioni e
gratificazioni. Alcuni sono scesi alle fermate precedenti. Ferite strazianti e
dolorose. Si sono ineluttabilmente e, talvolta, incomprensibilmente avvicinate
all’uscio determinando un vuoto incolmabile nei nostri cuori. Siamo, però,
certi che continuano ad influenzare le fatiche del nostro viaggio; il ricordo e
la testimonianza del loro cammino contribuiscono a fortificare la nostra
personalità. Un percorso esperienziale che trascorre senza tregua e si salda e
si stratifica nel tempo e nei nostri cuori. Ed allora buon viaggio a tutti;
partiamo fiduciosi verso questa nuova avventura con l’augurio di raggiungere la
meta con rinnovata serenità.
sabato 23 dicembre 2017
Stupenda metafora di civiltà
La ricerca prima
di tutto. Andare per i campi e per i boschi in una esplorazione che si rivelava
sempre fruttuosa. Non so perché, ma a quei tempi i nostri sopralluoghi ci
riservavano sorprese molto più fortunate e feconde rispetto ai nostri giorni.
La materia abbondava con i suoi riflessi verdastri ed più raramente argentati o
ramati che sfolgoravano al chiarore delle illuminazioni. Il muschio profumava
di quercia, di felce, di corbezzolo, di lentischio, di pascolo fresco appena
brucato dalle pecore. I belati degli agnellini costituivano la sinfonia che
accompagnava le nostre escursioni. La seconda fase consisteva nel recuperare gli
scatoloni conservati nel soffitto. Una leggera emozione assaliva le nostre
piccole mani impegnate nella scoperta delle statuine e delle illuminazioni
avvolte meticolosamente con la carta del giornale per preservarle dalla
polvere. Il luogo deputato ad accogliere la rappresentazione della nascita del
salvatore era sempre lo stesso ed attendeva, da un anno all’altro, la consueta
apoteosi. Ricordo perfettamente la gioia che provavamo nell’allestire questa
stupenda raffigurazione; il trasporto ed il coinvolgimento erano intensi ed
appassionati. La capanna innalzata con pareti in sughero grezzo, i corsi
d’acqua realizzati con la carta stagnola, qualche pietra di fiume ed un po’ di
sabbia per delimitare i percorsi dei pastori e dei magi. Ricordo con nostalgia,
in particolare, un mio personale stato d’animo che oggi mi fa sorridere: per
anticipare l’arrivo della festività avvicinavo alla capanna, all’insaputa di
tutti, le statuine dei pastori. Poiché ero portato ad avvicinarli troppo,
dovevo sistematicamente e malinconicamente indietreggiare quelli più solerti
nel raggiungere la meta tanto agognata. Penso che in tutte la case si vivesse
quella particolare atmosfera che anticipava il Natale. Quello che era privato,
familiare e personale è diventato, nel nostra realtà locale, pubblico, collettivo
e sociale. Direi quasi universale. L’allestimento del presepe attraverso la
manifestazione Notte de Chelu giunta quest’anno alla quarta edizione, ha
assunto una dimensione comunitaria che inorgoglisce l’intera cittadinanza. Lo
spettacolo di luci, di suoni, di sapori e di colori cresce esponenzialmente:
ogni anno più coinvolgente, più stupefacente, più immaginifico. I riscontri a
livello di presenze sempre crescenti. L’organizzazione e l’impegno della
proloco, dell’amministrazione comunale, della ditta Rau, dei rioni e dei singoli
cittadini, della Funky Jazz orchestra, dei locali cori Pietro Casu e Santu
Sabustianu e dei cori dei paesi vicini totale e totalizzante. Indicazioni
originali disseminate nei punti nevralgici ti conducono a scoprire queste
meravigliose e sfavillanti creazioni frutto dell’estro e della maestria di
sapienti artisti. La competitività è bandita perché sono tutti molto suggestivi.
Ogni rione cerca di mettere in mostra e di valorizzare il proprio genio costruttivo
e realizzativo. Quest’anno quasi tutti hanno operato un sensibile rinnovamento
di scenari, di protagonisti, di sfondi e di illuminazioni. Il tutto contornato
da canti, suoni, musica armoniosa e coinvolgente. L’originaria gioia di un
piccolo nucleo familiare stretto attorno al proprio presepe si arricchisce in
questo modo di una festosità che si ravviva perché è contrassegnata da
ospitalità, da accoglienza, da cooperazione, da fantasia e da creatività. Con Notte
de Chelu Berchidda offre una stupenda metafora della propria socialità e della propria civiltà.
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